Con “Piemove” la Regione dimentica le province: serve una mobilità equa per tutti gli studenti

La nuova misura “Piemove – Piemonte Viaggia Studia”, annunciata dalla Regione Piemonte come strumento per garantire il diritto allo studio e favorire la mobilità sostenibile, si rivela in realtà profondamente iniqua e discriminatoria.
Il progetto prevede che il trasporto pubblico urbano sia gratuito per gli studenti universitari under 26 con ISEE fino a 85.000€, e già su questo si potrebbe dissentire in un momento di difficoltà di bilancio, ma limita l’agevolazione ai soli capoluoghi sede di Università (Torino, Asti, Biella, Cuneo, Novara e Vercelli). Il problema è evidente: rimangono completamente esclusi gli studenti che vivono o studiano fuori dalle città, cioè la grande maggioranza dei pendolari piemontesi.

A Savigliano, ad esempio, dove hanno sede corsi universitari di Scienze della Formazione Primaria, Scienze dell’Educazione, Educazione Professionale e Tecniche Erboristiche, non è previsto alcun beneficio. Lo stesso vale per Pollenzo, sede dell’Università di Scienze Gastronomiche e per poli come Ivrea, Alba o Verbania. Tutti territori dove il diritto allo studio e alla mobilità si scontra con la barriera economica dei trasporti.

Ancora più penalizzati risultano gli studenti delle scuole superiori: migliaia di ragazzi che ogni giorno percorrono decine di chilometri per raggiungere città medie come Cuneo, Alba, Bra, Savigliano, Fossano, Saluzzo o Mondovì. Per loro la misura Piemove non prevede nulla, nonostante rappresentino una delle fasce più numerose e vulnerabili della popolazione pendolare.

Così la Regione finisce per favorire chi è già in posizione privilegiata: chi vive in città, con accesso diretto al trasporto urbano. Al contrario, chi abita in provincia affronta costi elevati e disagi quotidiani. Una scelta che accentua le disuguaglianze territoriali e scoraggia la permanenza nelle aree interne.

Il confronto con altre regioni è impietoso. In Emilia-Romagna, il programma “Salta Su” garantisce il trasporto gratuito su tutto il territorio regionale agli studenti under 19, e agli universitari fino a 26 anni con ISEE sotto i 30.000 €. Una misura estesa, equa, capace di ridurre davvero le barriere economiche.

Per capire l’impatto concreto sul Piemonte basta un esempio: un abbonamento ferroviario Savigliano–Torino costa circa 122 € al mese, e 976 € per 10 mesi di anno accademico. E si tratta già di un prezzo agevolato per gli studenti. Nonostante lo sconto, per uno studente universitario pendolare si traduce comunque in una spesa che sfiora i 1.000 €, una cifra che pesa non poco sui bilanci familiari. Rapportata al salario medio italiano (circa 30.000 euro lordi l’anno), questa voce di spesa incide per oltre il 3 % del reddito annuo. Una percentuale che, per una famiglia monoreddito o per studenti che lavorano saltuariamente, diventa difficile da sostenere.

Il diritto allo studio, così come il diritto a muoversi, non possono dipendere dalla città in cui si è nati. Con Piemove la Regione sceglie di aiutare chi abita nei grandi centri urbani, dimenticando completamente chi, come gli studenti di Savigliano, ogni giorno affronta viaggi lunghi e costosi per raggiungere l’università. Pagare quasi 1.000 euro l’anno solo per il treno – pur con la tariffa ridotta – significa trasformare un diritto in un privilegio, scaricando sulle famiglie un onere che resta pesante.

Per questo diciamo con forza che lo slogan della campagna – “studiare è un diritto, muoversi anche” – non trova riscontro nella realtà: per gli studenti di città come Savigliano non è garantito né l’uno né l’altro. E finché le istituzioni regionali continueranno a ignorare le province, studenti e famiglie del nostro territorio resteranno cittadini di serie B.

Partito Democratico – Circolo di Savigliano